ROMA: GENTILONI TENDA LA MANO ALLA RAGGI

Forse per la prima volta da quando fu eletta, appena sei mesi fa, Virginia Raggi l’altro giorno è riuscita senza volerlo a rappresentare fedelmente lo stato in cui versa la città di cui è sindaca. Sola, in un salone del Quirinale, magra e depressa, circondata da un vuoto di diffidenza e antipatia, mentre intorno i potenti d’Italia le davano le spalle, confabulavano, ridevano fra loro, ignorandola platealmente. Un messaggio chiarissimo.

Vedere quelle immagini non può che provocare una pena profonda e un profondo allarme. Non per la Raggi, che sconta il suo rifiuto di cercare un dialogo con le Istituzioni, ma per Roma. Roma è sola, come la Raggi in quel salone. Ma Roma da sola non ce la può fare. Non ce la farebbe neppure se avesse come sindaco Anne Hidalgo, o Rudolph Giuliani, o Luigi Petroselli. E non ha nessuno di questi tre. Roma è in piena agonia, le sue condizioni sono sempre più preoccupanti. Il fallimento è alle porte e continuare a chiudersi in se stessi e a prendersela con le amministrazioni precedenti, come fanno i grillini, non serve. Né serve continuare a irridere l’amministrazione attuale, come fanno quelli delle amministrazioni precedenti. Tutto questo è semplicemente infantile, stupido, immaturo e soprattutto inutile.

La situazione è drammatica. L’assessore Paolo Berdini, responsabile dell’urbanistica, ha detto in TV che senza l’intervento del governo, la Giunta sarà costretta a chiudere in marzo le due principali linee della metropolitana, la A e la B, che sono ormai fuori norma per carenza di manutenzione. E’ chiaro che questo non può accadere, sarebbe la paralisi della città. Servono circa cinque miliardi, per questa e altre emergenze, dice Berdini. E quei soldi nelle casse di Roma non ci sono. Eppure, non risulta che il governo abbia fatto commenti a queste affermazioni.

L’assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini (ansa)

Intanto, il Bilancio comunale è in alto mare, bocciato dall’organo tecnico di controllo, con il rischio, che è ormai una certezza, di cominciare l’anno  al buio. L’AMA, che si occupa di rifiuti e ambiente, ha visto la caduta per mano giudiziaria dell’assessore Paola Muraro, oltre a ricambi continui di vertici, con il conseguente susseguirsi di strategie-tampone. Tutto questo non potrà che portare presto ad una nuova emergenza rifiuti, mentre le buste maleodoranti già traboccano minacciose dai cassonetti e il Natale promette nuove tonnellate di mondezza da smaltire.

Cassonetti pieni a Roma

L’Atac, oltre agli interventi per la metro, ha bisogno di rimettere in strada centinaia di autobus rotti per i quali mancano pezzi di ricambio, mentre cittadini e turisti aspettano a lungo alle fermate e prendono d’assalto i pochi autobus in circolazione. Intanto, gli sponsor fuggono e la città deve subire l’umiliazione della cancellazione del concerto di Capodanno, mentre la Procura approfitta della debolezza della politica per fare il bello e il cattivo tempo, decidendo lei chi deve restare e chi deve dimettersi.

Tutto questo è inaccettabile. Roma si avvita in una spirale sempre più cupa, e l’atteggiamento prevalente delle forze politiche sembra quello di quel tizio della barzelletta, che siede davanti ai binari per gustarsi lo spettacolo dello scontro fra due treni.

Seduto in prima fila davanti ai binari sembra essere anche Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio, uno che conosce benissimo la città e la sua macchina amministrativa. Uno che non può non rendersi conto della gravità della situazione. Fu assessore con Rutelli e cercò persino, senza successo, di candidarsi a sindaco nel 2013. Ora che le imprevedibili curve della politica lo hanno portato a palazzo Chigi, ora che ha messo la firma su un assegno da venti miliardi (quasi il doppio del debito di Roma) per salvare il Monte dei Paschi e le altre banche a rischio, per il premier è arrivato il tempo di alzarsi e tornare a occuparsi della sua città.

Gentiloni quando era assessore a Roma

Gentiloni non deleghi un sottosegretario, si esponga in prima persona. Chiami la Raggi, si formi un tavolo per Roma a palazzo Chigi e si cominci a lavorare subito, anche sotto le feste. Si metta da parte l’atteggiamento sprezzante dell’allora sottosegretario De Vincenti, che pochi mesi fa offese pubblicamente la Raggi, vendicandosi per il rifiuto della sindaca, per molti versi sacrosanto, di candidare Roma alle Olimpiadi.

Ognuno faccia la propria parte, evitando di cianciare di “commissariamento” e altre idiozie, si dia finalmente l’esempio di una sana collaborazione fra Istituzioni. Si individuino insieme le strategie per uscire dalle sabbie mobili della crisi infinita della capitale, il governo metta a disposizione risorse straordinarie, con un piano di breve e uno di lungo periodo, con un nuovo realistico piano di rientro e con controlli rigorosi.

E’ urgente che tutti capiscano la posta in gioco, che tutti cambino subito atteggiamento e mostrino finalmente senso di responsabilità. A cominciare dalla sindaca, che deve uscire dalla sua insopportabile presunzione, dal suo splendido isolamento, dal suo irritante rifiuto di ammettere le difficoltà. Per proseguire con le varie fazioni in guerra dei grillini romani, che la devono smettere di beccarsi come prime donne inacidite e devono cominciare a lavorare per il bene comune. Si rendano conto, i grillini, della responsabilità immensa che hanno avuto dal voto dei romani di giugno.

Quanto al governo: esca dal proprio ingiustificabile attendismo, che tradisce un incoffessabile desiderio che Roma fallisca così da poterne trarre un vantaggio politico. Montepaschi è importante, ed è giusto salvare i risparmiatori; battere i grillini può essere un obiettivo politico di rilievo ed è giusto perseguirlo. Ma c’è anche Roma. Roma è la capitale d’Italia, è un tesoro immenso che stiamo dilapidando. Il suo valore politico, culturale, storico, economico, sociale è semplicemente incalcolabile. Roma c’era prima di noi e ci sarà quando noi non ci saremo più: abbiamo tutti il dovere di occuparcene. Roma è di tutti, è dei nostri figli, è di quelli che verranno dopo. Roma, la grande, bellissima, struggente Roma, quella che de Gregori dipinge efficacemente come “una cagna in mezzo ai maiali” non merita di fare da scenografia ad una guerra fra irresponsabili.

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5 pensieri su “ROMA: GENTILONI TENDA LA MANO ALLA RAGGI”

  1. Ma forse sarebbe meglio che noi romani provassimo le conseguenze delle nostre scelte suicide e scellerate perché questi piagnoni inconcludenti dei grullini sono tutti figli di papà abituati al soccorso estremo del papà tanto vituperato che alla fine stacca l’assegno. Raggi dovrebbe chiamare lei Gentiloni e chiedere aiuto. L’unica soluzione è di liberarsi di questi inetti presuntuosi.

  2. La Raggi (Razzi), come tutti i grillini, è sempre stata supponente : “…signori !!!il vento sta cambiando…!!!”. Con la presunzione che ha sempre animato il popolaccio in cerca di un proprio riscatto, che si concretizza nella filosofia del : “levati tu che mi ci metto io!…mo’ tocca a me !”. Io, incredulo più di un santommaso, ho partecipato più volte ad assemblee e riunioni dei cinquestelle per verificare la buona fede e le capacità degli aderenti al movimento, ma non ho mai trovato nulla di tutto ciò. In conclusione sono convinto che i pentastellati sono dei pericolosi “vuoti di testa”. Adesso si dovrebbe correre loro in soccorso, ma fatemi il piacere, costoro vanno tolti di mezzo il più presto possibile.

  3. l’improvvisazione, l’incompetenza, la scelta scellerata dell’auto-isolamento per dimostrare un’improbabile infallibilità, la sterzata a destra ( leggi Bolkestein, ritorno di Cerroni ecc.)nonché il vittimismo e il continuo richiamo al gombloddo, tutto questo non consentirebbe un respiro a Roma neanche se lo stato centrale regalasse non 5 ma 10 miliardi. Ritengo che l’unica possibilità sia restituire alla Capitale la possibilità di riscegliere il suo sindaco, magari confermando l’attuale, più probabilmente cambiandolo. In tutti e due i casi chi siederà in Campidoglio potrà ritrovare quella autorevolezza e quel potere contrattuale indispensabili per ottenere gli aiuti e, si spera, per saperli impiegare al meglio.

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