PENSAVO FOSSE UN LEADER, INVECE ERA PISAPIA

Forse è arrivato il momento di dirlo, con tutta l’amarezza del caso: Giuliano Pisapia, da quando è entrato in scena, ha fatto più danni che altro al nuovo soggetto politico nato per rappresentare gli elettori non renziani del centrosinistra. Incerto, ambiguo, permaloso, silenzioso, inconcludente, “riluttante”, o meglio “renitente”, assente per settimane, salvo poi rifarsi vivo senza un’idea forte, senza una direzione, senza un’anima, con il solo risultato di esasperare tutti.

L’attenzione e la disponibilità che per tanti mesi così tanti esponenti del centrosinistra hanno rivolto all’ex sindaco di Milano si è rivelata, a mio avviso, largamente eccessiva. Non ha carisma, non ha un progetto, non sa decidere nulla. Resta fermo, immobile, come fosse la più bella ragazza della festa che tutti devono ammirare e corteggiare senza bisogno che muova un sopracciglio. Salvo poi scoprire che quella ragazza  non è poi tanto avvenente e, soprattutto, è molto presuntuosa.

Roberto Speranza e Pierluigi Bersani

L’immobilismo e l’altezzosità di Pisapia stanno costando troppo caro, ad un progetto che non può permettersi di perdere altro tempo. Sta mettendo seriamente in crisi un percorso che era nato fra grandi aspettative e speranze e che ora rischia di snervare anche il più paziente dei sostenitori. Un progetto che scontava il dolore per l’uscita dal Partito Democratico di alcuni dei suoi fondatori e che si riprometteva di creare uno spazio, un luogo accogliente e sicuro per quei milioni di elettori di sinistra che non voterebbero Renzi neppure sotto tortura, ma che se ci fosse qualcosa di accettabile da votare, magari tornerebbero alle urne.

Lo spazio politico per un’operazione popolare di ampio respiro e di alta dignità politica c’era, e c’è ancora. Potenzialmente, una forza credibile che si ripromettesse di occupare quello spazio potrebbe raggiungere percentuali di tutto rispetto, avere un ruolo, rappresentare le persone più deboli e farle contare, promuovere la dignità del lavoro, correggere il blairismo di ritorno, battersi per lo sviluppo sostenibile. Ma se ci si illude di convincere i delusi e gli arrabbiati da Renzi mettendo in scena ogni giorno questa grottesca danza intorno al nulla, con Pisapia al centro e gli altri che gli girano intorno senza sapere quello che devono fare esattamente, si sbaglia di grosso.

Spiace dirlo, ma il progetto che ha portato alla nascita di MDP – Articolo Uno sembra aver perso slancio, e ha cominciato a rallentare proprio nel momento in cui Pisapia è entrato in scena. Sin dai primi passi, l’ex sindaco ha deluso i militanti con il suo atteggiamento ambiguo, schizzinoso e altero, con il suo porsi ogni volta in cima ad un piedistallo, due metri sopra agli altri e, soprattutto, a una distanza siderale da quelli che in teoria dovrebbero essere i suoi elettori.

Gad Lerner

“Leader riluttante”, lo definì il suo alter ego, Gad Lerner, al debutto in piazza, a Roma, il primo luglio scorso. Una definizione irritante. Cosa vuol dire “leader riluttante”? Che lo dobbiamo pregare in ginocchio? Ma davvero, chi credono di essere, questi signori che girano intorno all’ex sindaco di Milano? Definirsi “leader riluttante” è di uno snobismo insopportabile, di un autolesionismo folle. E’ un modo eccellente per smorzare qualsiasi entusiasmo.

La piazza del primo luglio a Roma

Ricordo bene quel tiepido pomeriggio di luglio, quella piazza carica di speranze e di facce pulite. Prima di Pisapia aveva parlato Pierluigi Bersani, con uno dei suoi discorsi più belli, intensi, vivaci, densi di riferimenti precisi a cose da fare, da cambiare. E infatti la platea era calda, la gente applaudiva, le bandiere di Articolo Uno e di Campo Progressista sventolavano insieme, “dritte in faccia al sole”.

Poi, preceduto dall’incredibile presentazione di Gad Lerner, salì sul palco Pisapia, che emise un timido vagito, un inaudibile farfuglio, che ebbe l’effetto di uno tsunami di camomilla sull’entusiasmo dei presenti. Eppure, in tanti concedemmo la sufficienza al discorso di Pisapia, una sorta di “sei politico” in attesa che la sua leadership maturasse. E alla fine applaudimmo calorosamente anche lui. E forse fu un errore.

Pisapia annuncia che non si candiderà

Passarono pochi giorni, e Pisapia ne fece un’altra delle sue. Tornato a Milano, a un convegno della Filt-CGIL, mentre tutti aspettavano che finalmente, dopo la piazza di Roma, cominciasse a fare il leader, disse serafico che alle prossime elezioni politiiche lui non si sarebbe candidato. Anzi, disse proprio: “Non penso nemmeno lontanamente di candidarmi alle prossime elezioni”. Ora, la pazienza del militante è tanta, ma come spiegarsi un simile rifiuto di assumersi le proprie responsabilità?

Non mancarono i mugugni, Pisapia precisò, spiegò, ma non disse che poi si sarebbe candidato. Anzi, pretese lo scioglimento di Artcolo Uno – MDP, infastidito dalle tante bandiere del movimento di Speranza e Bersani che aveva visto sventolargli davanti in piazza. Chiese in sostanza di demolire quel poco che si era riusciti a costruire prima del suo arrivo. Come se ce ne fosse la necessità, per non dire il tempo. Come se la priorità e l’urgenza non fossero continuare a costruire, radicarsi, invece che distruggere. A che gioco giochi, sindaco?, veniva da chiedergli.

Intanto, i suoi uomini di fiducia spargevano veleno sugli alleati. A cominciare da Gad Lerner, sempre lui, che ai giornalisti che gli riferivano delle dichiarazioni concilianti di Massimo D’Alema rispondeva: “Quando D’Alema dice che Pisapia è il leader, io e Giuliano ci tocchiamo”. Una battuta pessima, un modo odioso di lavorare alla costruzione di un progetto comune. L’inizio di un ostracismo verso D’Alema senza alcun senso che dopo sarebbe venuto allo scoperto. Lerner fu costretto a scusarsi, ma Pisapia non prese le distanze da quella battuta.

Pisapia abbraccia Maria Elena Boschi

Poi ci fu il famoso “abbraccio”, la scappatella estiva con Maria Elena Boschi, la più renziana dopo Renzi, a una Festa dell’Unità a Milano. Ora, nessuno si dovrebbe scandalizzare per un abbraccio, ma il punto è che in quella occasione, quando disse “qui mi sento a casa” ed evitò qualsiasi seria critica alla stagione renziana, Pisapia dette platealmente l’impressione di tenere il piede in due staffe. Anzi: di preferire una staffa all’altra. Il suo obiettivo sembrò soprattutto piacere a quelli del Pd, infischiandosene di piacere a quelli che dal Pd se ne erano andati. A che gioco giochi, sindaco? Finito sotto attacco per quell’atteggiamento, oggettiamente e ostentatamente equivoco, Pisapia reagì facendo l’offeso, annullando un incontro con Roberto Speranza e partendo per non so dove. E noi qui, ad aspettare che cominciasse a fare il leader.

Massimo D’Alema

Fino al recente showdown, la scorsa settimana, quando Pisapia, piccato per un’intervista nella quale D’Alema gli chiedeva “più coraggio” (meno è difficile) ha chiesto pubblicamente quello che informalmente chiedeva da mesi: la testa dell’ex premier. Una richiesta ribadita con una pervicacia tale, da apparire quasi un’ossessione. Paradossalmente, si direbbe che la rottamazione di D’Alema sia l’unica cosa comprensibile della strategia dell’ex sindaco.

Ora, se Pisapia ha un problema personale con Massimo D’Alema possono anche essere fatti suoi, dei quali a me e credo a molti altri esterrefatti osservatori delle cose di sinistra interessa pochissimo. Ma che l’eliminazione di D’Alema diventi il punto centrale del suo programma come leader di quello che dovrebbe essere un partito di sinistra, mi allarma. Davvero fra le sue idee Pisapia non trova niente di meglio su cui concentrare la propria energia?

Vasco Errani parla con Bersani e Pisapia

Bene ha fatto, l’altra sera a Ravenna, Vasco Errani, uno che si è lacerato l’anima a lasciare il Pd, a dirgli in faccia: “Tu sei il leader, ma non sei il capo”, aggiungendo a scanso di equivoci che “D’Alema è una risorsa”. Non perché D’Alema sia più importante degil altri, nessuno lo è. Ma perché di rottamatori presuntuosi ne abbiamo conosciuti abbastanza e sono talmente odiosi e insopportabili da aver provocato una scissione nel più grande partito di centrosinistra d’Europa.

Ma non si rende conto, Pisapia, lui che accusa D’Alema di essere “divisivo”, che non c’è nulla di più divisivo di accanirsi contro un compagno di squadra e costringere gli altri a schierarsi con lui o contro di lui? Non si rende conto che il più divisivo di tutti, in questa fase, è diventato proprio lui, che invece era quello che avrebbe dovuto unire? A che gioco giochi, sindaco?

Pisapia a Roma

Più si va avanti, o indietro, più quello di Giuliano Pisapia assomiglia ad un equivoco, un errore, un grande malinteso. Avrebbe dovuto guidare, ma non ha la patente. Avrebbe dovuto unire, ma divide. Avrebbe dovuto entusiasmare, ma annoia. Da quando è arrivato lui, le percentuali già non esaltanti della sinistra, alla sinistra del Pd, si sono ulteriormente ridotte. Come nelle storie d’amore nate male, è arrivato il momento di parlare. Forse non siamo fatti l’uno per l’altro, forse sono io che non ti merito, forse abbiamo tutti e due bisogno di una pausa di riflessione. Se tu cambiassi, forse, potremmo riprovarci. Ma le persone non cambiano. Piuttosto che andare avanti così, magari, è meglio darci un taglio. Restiamo amici.

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22 pensieri su “PENSAVO FOSSE UN LEADER, INVECE ERA PISAPIA”

  1. davvero non si capisce per quali ragioni politiche l’avv. Pisapia sia stato indicato da art. 1 da Bersani, D’Alema, da Speranza come leader della coalizione democratica di sinistra uscita dal pd renziano. Non ne conoscevano forse il carattere riluttante ad ogni chiara ed esplicita comune compartecipazione al progetto politico democratico solidamente imperniato sulla Costituzione del 1948? Non sapevano che l’avv. Pisapia aveva a malincuore, naturalmente, votato a favore della Controriforma renziana della Costituzione? Ora basta, occorre senza altri indugi permettere a Pisapia di svolgere la sua attività professionale per la quale è particolarmente tagliato: l’avvocatura, e tutti i cittadini sinceramente democratici serberanno un ricordo non avverso del suo passaggio.

  2. Davvero pensiamo che ” D’Alema é divisivo e deve fare un passo di lato” sia una frase buttata linl per caso e non invece una affermazione pensata e detta per provocare una reazione indignata e conseguenze tali da poter giustificare un riposizionamento di Pisapia e i suoi ? Certo no a sinistra ma in un centro sinistra senza la sinistra, cioè in un centro sinistra che guarda a destra. Abbiamo già perso troppo tempo.

  3. Avanti col #QuartoPolo con in testa #Civati e #AnnaFalcone . Prima il programma e la ricerca di degni rappresentanti che verrano fuori solo “lavoro facendo” . Poi, si penserà ai leader. Preferisco la tavola rotonda di re Artù. Al popolo di Pisapia , se esiste, va lasciata la porta aperta, per una futura collaborazione, ma si deve andare avanti, si doveva andare avanti già da maggio. La sinistra unita fuori dal Pd vale 14 – 16% , e per ottenere questa fiducia e il mandato serve lavorare tanto, bene, senza risparmiarsi e senza errori.

  4. Adesso c’é una sola strada: Bersani dovrebbe prendere l’iniziativa e proporsi come leader della nuova forza politica. A mio avviso Pier Luigi ha un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, arriva diritto al cuore della gente e dei problemi, è inclusivo e non divisivo, sa ascoltare, elaborare e proporre con garbo e energia soluzioni. Se si facessero le primarie penso che avrebbe sicuramente il consenso della stragrande maggioranza del popolo della “nuova sinistra”.

    1. Pierluigi e’ il leader naturale
      ..concordo su ogni analisi di Pierluigi che fai.
      Vediamo pero’ se lui ritiene giusto ed politicamente utile assumere questo ruolo che e’ suo senza alcun dubbio soprattutto x la stima e l affetto che gode tra il suo popolo.

    2. Ma ha “perso”. Facciamo “perdere” politicamente Renzi, allora si potrà ricostruire. Ma senza D’Alema sia ben chiaro, troppi scheletri nell armadio dimenticati dalla sua attuale compagine

  5. A Milano di lui si ricordano solo i graffiti cancellati e 25 sgomberi di spazi sociali. Ah dimentica ci ha pure lasciato il sindaco Sala nominato dalla Moratti e attualmente indagato per abuso.
    tenevetelo pure ve lo regaliamo.

  6. “””che non può permettersi di perdere altro tempo. Sta mettendo seriamente in crisi un percorso che era nato fra grandi aspettative e speranze e che ora rischia di snervare “””….. quale era o quale è questo percorso??? Prendere il 3% alle prossime elezioni ….. mamma mia come siamo ridotti

  7. Fa tenerezza il ricordo della piazza del 1 luglio per parenti e intimi e la falsa consapevolezza che un applauso in più o in meno possa cambiare la storia

  8. Pisapia si è semplicemente reso conto che non sarebbe stato possibile alcun accordo con quella sinistra capace solo di fare in modo che la destra vinca e piena di rancorosi e arroganti incapaci di costruire ma solo di distruggere,e la storia di questi ultimi anni ce lo conferma

  9. L’articolo è coerente. Parte da un giudizio negativo su Pisapia e continua il percorso dimostrando come e quanto chi lo scrive abbia ragione. E’ un modo di ragionare che non condivido, ma è possibile. Il movimento di Pisapia, che non voglio difendere, non è costruito sulla base di intese di partito o raggruppamento, ma sulla ricerca di ricostruire in piccolo quel rapporto tra cittadinanza e cittadini eletti che ormai è dato per spacciato. I giudizi dunque non possono essere emessi con le categorie consuete, ma sull’efficacia di un tentativo che non è riuscito a Civati e altri, che non ha mai sfiorato la testa di D’Alema, che Bersani ha interpretato basandolo sulla sua persona e sull’idea di una sinistra tradizionale ecc. Ritengo quindi che sarebbe più utile ragionare non su quale sia il giusto leader, cosa che in genere alla cittadinanza non interessa affatto, ma quale sia l’obiettivo e il conseguente metodo da porsi come strada da percorrere per tener conto sia della crisi attuale sia dei nuovi bisogni e identità da promuovere.

  10. Perché l’autore dell’articolo non prende atto che Pisapia non è quello che D’Alema e Bersani pensavano? E’ così e ne prenda atto. Perché invece non riflettere sul fatto che MDP non riesce ad indicare né una linea politica chiara, né un leader, né un quadro politico convincente e coeso? La politica è un’attività, tra l’altro, anche razionale che in ogni situazione deve trarre le conseguenze rispetto a ciò che avviene. Al di fuori di questo diventa propaganda e ideologia. Non ne abbiamo bisogno.

  11. In linea generale, ma soprattutto quando si versa in condizioni di precarietà, è sempre bene avere chiaro quale sia il proprio obiettivo. Se è quello della vittoria di una particolare “linea politica di sinistra”, allora i commenti non possono che riguardare il confronto fra le diverse posizioni tra cui si opera la scelta e la critica alle altre. Se invece è il superamento della crisi democratica, allora i commenti devono riguardare la strada che è meglio percorrere per superarla assumendo i nuovi bisogni e le nuove situazioni sociali. Io scelgo questo secondo punto di vista, e la critica a Pisapia non mi riguarda, mentre mi interessa il suo tentativo. Quelli di Renzi, Civati, D’Alema ecc. non mi sembrano altrettanto capaci di radunare energie a partire dalle necessità proprie di quelle energie, così che possano trovare in una formazione di sinistra la visione in cui affrontare l’insieme dei problemi di cui il proprio fa parte.

  12. Pisapia è più un professionista ( avvocato ) che politico. Egli da persona intelligente è cosciente dei suoi limiti che non gli hanno permesso di essere un leader politico. Personalmente non ho visto in Pisapia le caratteristiche di un leader di una forza politica che ha la pretesa di formare un quarto polo con collocazione a sinistra. Pisapia purtroppo all’ inizio si è inorgoglito dell’ attenzione che i politici gli attribuivano, successivamente ha vinto la sua indole di moderato e non di combattente e, come in occasione del referendum del 4 dicembre scorso si era pronunciato favorevole al SI, anche in questa circostanza non ha potuto non dimostrare la sua devozione a Renzi. Certo, avrebbe potuto rifiutare subito l’ offerta propostagli da Bersani e D’Alema ma si sa tutti siamo un po’ narcisi e Pisapia non è di meno. Meglio un rifiuto oggi che un tradimento domani.

  13. Chissa come mai quando una persona integerrima intelligente , che ha fatto bene il suo lavoro , prende delle posizioni che non sono quelle che noi ci aspettiamo , ci delude !!!!!!

  14. credo che l’intento di Pisapia fosse quello di aggregare al renzismo tutto ciò che resta della sinistra e del suo elettorato e che tutti l’avessero capito ,ma cercassero qualcuno che perorasse la loro causa verso il gran capo senza capire che il PDR guarda convintamente e irrevocabilmente a destra (ne fa fede la nuova legge elettorale e le regionali in Sicilia dove be 14 “onorevoli” del PD si sono candidati con Musumeci. penso quindi che l’unica possibilità per la SX stava (e ancora voglio sperare che stia) nell’aggregare tutti quelli che hanno votato no al referendum costituzionale dietro un patto x il lavoro, i diritti, la democrazia.

  15. Devo riprendere sorridendo rossi licio, che rischia di giudicare quanto accade basandosi su un preconcetto. Pisapia non ha mai detto di sostenere nessuno, quindi neppure Renzi, ma di voler realizzare le condizioni capaci di riunificare le “linee”, le aspirazioni, le idee che animano la sinistra, e di ricostruire quella continuità tra “popolo di sinistra” e partiti che si richiamano alla sinistra. A priori, quindi, non esclude nessuno. Lascia che ognuno decida di escludersi da solo, cosa che sta avvenendo appunto con Renzi. Circa il no al referendum, io non ne faccio una conquista, ma il segno tragico della divisione di cui ho parlato sopra, divisione che Pisapia tenta di risolvere. Invece di giudicarlo, a mio giudizio, occorre proporre soluzioni migliori. Finora, forse per mia ignoranza, non ne ho trovate. Spero che qualcuno, magari rossi licio, me le indichi.

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