IL PICCOLO LIBRO DI UN LEADER INADEGUATO

Quello che colpisce del libro di Matteo Renzi è la colossale sproporzione fra il ruolo che l’ex presidente del Consiglio ha ricoperto per ben tre anni ed il basso livello del suo scritto. Da chi ha rappresentato l’Italia per tanto tempo nei più alti consessi internazionali, ci si sarebbe aspettati maggiore spessore, maggiore consapevolezza, maggiore correttezza, maggiore sobrietà, maggiore responsabilità. Renzi propone invece agli italiani una rilettura di piccolo cabotaggio della storia recente, densa di piccole bugie, di sleali punzecchiature, di misere scorrettezze, di allusioni furbette, di meschine aggressioni a freddo, più consone ad un bambino in crisi di crescita che a un uomo di Stato.

La copertina del libro di Renzi

Il libro che Renzi ha voluto chiamare “Avanti”, magari come ulteriore dispetto alla povera Unità, è un condensato di narrazioni forzate, di revisioni storiche poco credibili, di negazioni della realtà e, soprattutto, una gigantesca fuga dalle proprie responsabilità. Il filo conduttore del testo, pubblicizzato in modo ossessivo da tutti i mass media in questi giorni, è lo scaricabarile. Renzi sembra avere sempre qualcuno a cui addossare i propri errori, i propri abusi, gli impegni presi e traditi, le scorrettezze verso persone prima rassicurate e poi colpite a tradimento.

Nella sua personalissima narrazione, non è mai colpa di Renzi. Al massimo lui è la vittima, per essersi fidato di qualcuno che lo ha fatto sbagliare. Le stesse bocciature elettorali, che ormai sono tante, sono solo conseguenza di problemi di comunicazione. Il prodotto, sostiene, era buono; era la pubblicità ad essere sbagliata.

Renzi intervistato da Enrico Mentana il 12 luglio

La lettura delle numerose anticipazioni del libro è dunque piuttosto scoraggiante per chi anni fa aveva sperato nella forza prorompente  e promettente di Matteo Renzi. Dalle pagine rilanciate in rete e sui giornali emerge l’immagine di un leader decaduto, in fuga un passato che lo perseguiterà a lungo e del quale fatica a liberarsi perché fatica ad assumersene la responsabilità.

Mente ai lettori Renzi? In realtà, Renzi sembra mentire soprattutto a se stesso. La sua infinita autostima, evidentemente, non gli consente di riconoscere i tanti, tantissimi errori che ha compiuto e che hanno gettato l’Italia, per tre anni, in una campagna elettorale continua, distrutto il Partito Democratico e innescato una conflittualità nel Paese che impiegheremo decenni a far rientrare. La sua versione dei fatti è una goffa celebrazione di un ego ipertrofico alle prese con una maldestra operazione di attribuzione ad altri di responsabilità che un uomo di Stato adulto non potrebbe che riconoscere. Uno scaricabarile a 360 gradi, che alla fine dovrebbe consegnarci un leader mondato da tutti i peccati, e quindi in grado di ritrovare lo slancio perduto, e che invece ci consegna un politico svuotato dalle sconfitte, privo di idee, terrorizzato dai propri fallimenti, incapace di indicare il futuro e prigioniero di un passato che preferisce cambiare con lo storytelling, se non proprio negare.

I migranti? Colpa dei governi Berlusconi e Letta che sottoscrissero i patti di Dublino. E invece no, come ha ricordato Emma Bonino, la colpa fu del governo Renzi, che sottoscrisse Triton e ci costringe oggi ad accoglierli tutti nei nostri porti. La caduta di Letta? Colpa della minoranza Pd che gli chiese di sostituirlo. Come se non ricordassimo il logoramento al quale Renzi sottopose Letta sin dal giorno della sua elezione a segretario, con il chiaro obiettivo di indebolirlo per poterlo far fuori. Le banche? Tutta colpa di Bankitalia, di cui Renzi, ingenuo, si era fidato. La promessa mancata di lasciare la politica? Colpa dei suoi sostenitori, che lo hanno supplicato di restare.

L’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta

Il resto sono piccole scorrettezze e insolenze, come quelle davvero spregevoli a Enrico Letta, accusato addirittura di aver costruito la propria carriera politica sul vittimismo. Lui, che una volta lasciato palazzo Chigi si dimise da parlamentare e si trasferì a Parigi, lasciando davvero, non per finta come Renzi, la politica. E che dire del graffio velenoso a Giuliano Pisapia, accusato di essere stato fra coloro che votarono contro Prodi nel 1998, mentre si sa che Pisapia abbandonò Bertinotti e votò per la fiducia? Una bugia plateale, smascherata dalla Stampa, della quale Renzi non si è ovviamente neppure scusato.

Insomma, un condensato di fiele, che non aiuta nessuno. Un testo costellato di piccole provocazioni, che si chiama “Avanti”, ma che è rivolto all’indietro. Una continua ricerca di rissa, anche con chi da tempo si è stancato di seguirlo in questo modo puerile di fare politica. Nessuna assunzione di responsabilità, nessuna ammissione di un qualsivoglia errore, solo una colossale arrampicata sugli specchi per evitare di rispondere a viso aperto delle proprie azioni. Un’ennesima prova di immaturità, che alimenta i dubbi crescenti in settori sempre più ampi del Paese e delle cancellerie internazionali sulla sua adeguatezza.

(Visited 11.081 times, 1 visits today)

18 pensieri su “IL PICCOLO LIBRO DI UN LEADER INADEGUATO”

  1. Uno dei tuoi migliori post, Francesco. Condivido tutto e aggiungo che il libro è un clamoroso autogol. Ancora una dimostrazione di inadeguatezza e di miopia politica: con esso voleva rilanciarsi e invece ha bruciato i ponti ‘avanti’ a sé.

  2. Non potrò ma perdonare lui e i suoi compagni di merende, dello scempio compiuto al glorioso Partito dei Lavoratori: è stato un lavorio compiuto con cinismo e disprezzo verso milioni di oneste persone che in quegli ideali hanno creduto e sostenuto sopra ogni cosa. La sua mancanza di etica, spregiudicatezza, maleducazione e assoluta mancanza di senso dello Stato spaventa ! Nei miei post lo ripeto spesso: ancora quasi non ci credo che al referendum sulle “controriforme” fortemente volute da lui, gli italiani le hanno respinte con esito plebiscitario: ancora grazie ai miei connazionali per la prova di maturità democratica che hanno dimostrato ! Quella schifezza di libretto non lo commento nemmeno: ci vuole stomaco forte – i conati di vomito me li risparmio !

    1. Immagino lo abbia letto il libro per esprimersi in maniera cosi decisa, o come tanti fanno, giudica per sentito dire? definire poi “esito plebiscitario” una votazione finita 60 a 40 significa usare parole senza conoscerle, il “sentito dire” di prima, o essere in malafede. O ambedue. Complimenti. E se non ci sono commenti al post della sig.ra Di Lino complimenti anche al post.

  3. Una recensione lucida e precisa. A parte il contenuto, sul quale non si può davvero discutere, ottima è la forma seria, sobria, efficace. Veramente un bell’articolo. Né offensivo né volgare: solo una chiara analisi di ciò che obbiettivamente lo scritto comunica. La qualità della scrittura è garanzia di verità. Complimenti.

  4. E’ vero ha ricoperto una posizione molto importante e ora c’è la delusione della qualità del suo libro. Ma come ha ricoperto il suo ruolo? E’ stato brillante? Ha ottenuto risultati sorprendenti? Se sì allora il salto di qualità verso il basso del suo libro, sorprende davvero. Altrimenti ha solo descritto se stesso come è in realtà, in modo molto ingenuo, perché un’analisi del suo scritto poteva anche farla da solo, la sua laurea poteva permetterglielo. Poteva evitare di fare altri errori di valutazione di se stesso.

    1. Gabriella- “Ha solo descritto se stesso come è in realtà” e sono d’accordo. “in modo molto ingenuo” e non sono d’accordo. Di ingenuo in Matteo Renzi, per come l’abbiamo conosciuto in questi anni, non c’è neppure una bevuta di acqua fresca. Che ha il suo perché e il suo per come e il suo per quanto e il suo per dove e se fa danno o giova o… E’ sufficiente guardarlo nel volto mentre parla, quante espressioni ci elargisce tutte calcolate, tutte ad effetto, esagerate da piccolo commediante…

  5. Peccato che non sia consentito fare “copia e incolla” della recensione. L’avrei inviata e fatta conoscere a tanti amici che, avanti con l’età, a malapena leggono gli sms che mando loro.

  6. Pessimo (l’articolo. Perché in realtà non è un lettura critica del libro ma solo l’ennesima opportunità sparare a zero su Renzi. Un Travaglio appena meno sardonico ma non per questo meno irritante).

    1. Tranquillo, tanto Renzi scaricherà le colpe sul ghostwriter, dirà che il libro doveva scriverlo un altro ma che poi, non per colpa sua ecc. In ogni caso la vicinanza di Veltroni porta puntualmente sfiga

  7. “Pessimo l’articolo… perché in realtà… è solo l’ennesima opportunità per sparare a zero su Renzi”. Opportunità (motivo reale) non è pretesto (motivo infondato). Quindi, secondo lei, sconsiderato è stato Renzi ad offrire il fianco alle giuste critiche dell’autore dell’articolo. Ulteriore sparo a zero.

  8. Bel post – ottima critica – però le critiche andavano fatte mentre queste cose Renzi le faceva, non ora che come leader è tramontato. Quest’usanza di sparare sulla croce rossa è tipicamente italiana

  9. Ma è sicuro che queste critiche (giuste, secondo lei) l’autore dell’articolo non le ha fatte anche al tempo in cui l’ex premier sedeva sul trono graziosamente (ma poco saggiamente) donatogli da Napolitano?

  10. No, non sono sicuro e la sua è una critica valida al mio commento. Però ne sono abbastanza certo in quanto queste critiche sacrosante non le ha mosse nessuno (se non i suoi oppositori politici dichiarati, ma loro lo facevano per finalità politiche)

  11. Certo ma queste critiche che si muovono a Renzi erano ben chiare anche prima che Renzi scrivesse il libro. Dico solo che non c’era bisogno di aspettare il libro per muovere e che se non sono state mosse prima, non servono a nulla ora (come sparare sulla croce rossa, appunto).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *