SE RENZI RESTA SEGRETARIO IL PD MUORE

Se l’operazione “#RetakePD” non dovesse riuscire, cioè se non si riuscirà ad impedire a Matteo Renzi di confermarsi alla guida del Partito Democratico, la scissione sarà inevitabile. Perché è intuile girarci intorno. Non è una mera questione di date, di convenzioni degli iscritti, di conferenze programmatiche, di congresso. Il problema del Pd, la sua malattia, il processo che rischia di portarlo alla dissoluzione ha un nome e un cognome: Matteo Renzi. L’ostinazione dell’attuale segretario, determinato a restare al vertice del partito nonostante la sconfitta storica al referendum del 4 dicembre, è la causa che sta portando il Pd alla sua fine.

E si badi bene, non c’è nulla di personale, non è un capriccio, ma una semplice constatazione. La ragione per cui Renzi non può restare alla guida del Pd è tutta squisitamente politica: Renzi ha perso. E non ha perso una battaglia, ha perso la guerra. Una guerra senza sangue, una guerra di democrazia, naturalmente, ma non per questo meno drammatica e cruenta. E quando si perde una guerra non si torna tranquillamente a guidare il proprio esercito il giorno dopo come se niente fosse, pretendendo fra l’altro di continuare ad impartire ordini a coloro che, nel corso della guerra, ti avevano avvertito che stavi sbagliando tutto. Quando si perde la guerra si alzano le mani e si esce di scena.

Renzi e il referendum

Perché il 4 dicembre non è stata solo la sconfitta di una proposta di riforma costituzionale, che pure già di per sé sarebbe moltissimo. Il 4 dicembre è stato sancito il fallimento di una leadership. E’ stata la sconfitta di un’impostazione politica ben precisa, di un comportamento quotidiano sistematico, di una scelta culturale che ha sradicato il Pd dalla sua ragione sociale, ha prodotto una torsione insopportabile nell’identità del partito e ha tentato di trasformarlo in un’altra cosa.

Il 4 dicembre è stata sconfitta la scelta di inseguire i populisti con il populismo, con i bonus, con le mance e non con proposte di sinistra. E’ stata sconfitta l’idea di inseguire la destra con politiche di destra, precarizzando il lavoro, destabilizzando la scuola e togliendo le tasse ai ricchi. E’ stata sconfitta la scelta di emarginare sistematicamente una cultura politica, quella della sinistra riformista, rompendo il patto fondativo che portò alla nascita del Pd, con lo scopo di prendere possesso esclusivo delle sue sedi, della sua struttura, delle sue risorse. Il 4 dicembre, in una parola, è stato sconfitto il renzismo.

Di fronte a tanti fallimenti, Renzi non può far finta di nulla: deve lasciare, farsi da parte, star fermo almeno un giro. E’ una questione di coerenza, di logica politica, di matematica, persino. Lo aveva previsto benissimo lui stesso, tante volte, lo scorso anno, con grande onestà intellettuale (poi smentita dai comportameti successivi).

Ecco solo alcune delle sue dichiarazioni in proposito:

29 dicembre 2015: “È del tutto evidente che se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza in politica”.

12 gennaio 2016: “Facendo, credo, un gesto di coraggio, ma anche di dignità, io ho detto che se perdo il referendum non è soltanto che vado a casa, ma smetto di far politica”.

20 gennaio 2016: “Se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza”

22 gennaio 2016: “Non prendiamo in giro la gente, io non sono come gli altri, se perdo su una cosa così grande è bene che vada a casa”

25 gennaio 2016: “Se sulle riforme gli italiani diranno No prenderò la mia borsettina e tornerò a casa”

12 marzo 2016: ““Se perdiamo il referendum è sacrosanto non solo che il governo vada a casa, ma che io consideri terminata la mia esperienza politica”

Quelle dichiarazioni non le riportiamo per fargli dispetto, ma perché sono lì, agli atti della Storia. Renzi non può far finta di non averle mai pronunciate, sarebbe un atto di grave disonestà politica. Quelle dichiarazioni solenni hanno un senso e vanno rispettate, e Renzi lo sa benissimo. Sono dichiarazioni giuste, logiche, coerenti.

Si dirà: ma Renzi ha tutto il diritto di contraddirsi e ricandidarsi alla segreteria, non gli si può chiedere di farsi da parte. E’ vero: non glielo si può chiedere. Dovrebbe farlo lui stesso, se davvero è uno statista e se davvero vuole bene al Pd. Dovrebbe capire da solo che il suo consenso, ancora molto forte fra gli iscritti e i militanti, è un bene che va gestito nell’interesse del Pd e non per soddisfare la sua pur legittima ambizione personale.

Pierluigi Bersani al Quirinale nel 2013

Un esempio. Quando Pierluigi Bersani si dimise da segretario, nel 2013, dopo le elezioni e la mancata elezione al Quirinale prima di Franco Marini e poi di Romano Prodi, ebbe il buon senso e la generosità di lasciare davvero. Non solo non si ricandidò alla segreteria, ma favorì l’elezione di un “reggente” di garanzia al di sopra delle parti come Gugliemo Epifani, permettendo che il nuovo congresso si svolgesse con tempi sufficienti a tutti, per rendere chiare la diverse proposte agli iscritti. La reggenza di Epifani durò da maggio a dicembre, sette mesi che consentirono a Renzi di girare l’Italia, presentare la sua proposta e vincere. Quel comportamento fu una lezione di coerenza e di amore per il partito. Bersani, facendosi da parte, consentì al Pd si sopravvivergli.

Renzi purtroppo non sembra intenzionato ad essere altrettanto coerente. Non ha intenzione di rinunciare a candidarsi, nonostante la sua proposta politica sia stata polverizzata dal referendum. E sta cercando di imprimere un’accelerazione sui tempi, per impedire ai suoi potenziali contendenti di organizzarsi e di costruire consenso su una proposta alternativa. Accelerando sulla data del congresso, Renzi vuole soffocare sul nascere qualsiasi vera discussione politica, perché sa che da quella discussione non potrebbe che scaturire la sua uscita di scena. La velocità contro la coerenza, l’accelerazione contro la logica, la fuga dalla realtà contro il futuro del Pd.

Michele Emiliano

Se questa è la dinamica, il partito non può che spaccarsi. La minoranza che votò No il 4 dicembre, e anche forse chi votò Sì solo per disciplina, non può che andarsene. D’altronde, come si può pretendere che i leader di quella minoranza, che hanno combattuto il renzismo dall’interno e che per questo sono stati relegati per anni nella torre a pane e acqua, possano restare ancora? Con quale convinzione e con quale motivazione potrebbero fare campagna elettorale per portare voti ad un leader che da anni tenta di umiliarli, di irriderli, di zittirli, e che, con questa sua condotta, ha portato il partito a sconfitte e fallimenti brucianti?

E poi, per dirla chiaramente tutta, se davvero gli iscritti e i militanti rimasti nel Pd, sempre meno, ritengono dopo tutto quello che è successo che debba essere ancora Renzi il loro leader, vuol dire che il renzismo ha prodotto una mutazione genetica irreversibile nella comunità democratica. Vuol dire che i cittadini che si riconoscono in Bersani, Speranza, Emiliano, Rossi, D’Alema sono già altrove, in cerca di qualcuno che li rappresenti. Come si potrebbe biasimare questi leader se escono e li vanno a cercare? Come si può far loro una colpa se cercano di creare uno spazio per accoglierli?

Roberto Speranza

In queste condizioni, la scissione, o la rifondazione del centrosinistra fuori dal Pd, sembrano inevitabili. A meno che Renzi non faccia un passo indietro. O magari qualcuno lo convinca a farlo. Restano poche ore, chi ha cervello lo usi. Una parte importante del Partito è sull’uscio, un’altra è disposta a seguire Renzi fino alla morte. In mezzo, c’è chi ha forse ancora la forza per impedire il disastro e far sopravvivere la comunità politica che da quasi dieci anni è la casa del riformismo italiano. Nella parte alta della clessidra scendono gli ultimi granelli di sabbia.

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40 pensieri su “SE RENZI RESTA SEGRETARIO IL PD MUORE”

  1. l’unico e fondamentale obiettivo politico di Matteo Renzi è lui stesso e, a meno che qualche avvenimento imprevisto non contribuisca a cambiare le decisioni già prese, per continuare a contare qualche cosa in Italia egli rimarrà segretario del pd….fino alla lacerazione del partito…salvo che i fidelissimi non cambino improvvisamente idea.

  2. Ribadisco che fare risalire a Renzi tutti i guai del PD e’ demenziale, cosi come lo e’ pensare che senza di lui tutto si possa risolvere. Il problema del PD non e’ Renzi, e’ il PD stesso. Quando Renzi “prese il potere” molti, tra cui io, pur tra dubbi e ripensamenti, hanno pensato che Renzi potesse essere la medicina estrema per un malato pre-terminale. La medicina ha aggravato le condizioni del malato? Può’ essere, con i farmaci sperimentali a volte succede. Lo so purtroppo per esperienza personale. Togliamogli quella medicina che prometteva miglioramenti netti e repentini. Torniamo agli oppioidi. Il malato forse soffrirà un po’ meno ma morirà comunque.

    1. Potrebbe fare un passetto in avanti. Visto che lei appare meno preso dall’odio di extesserati della ditta.
      Non è malato solo il PD, ma anche questo paese che vorrebbe cambiare senza scontentare nessuno! Lei ha mai visto riforme strutturali seguite da un applauso?

    2. Per tutte le tue certezze su’ Renzi ti faccio notare che il PD con tutti i suoi difetti ha vinto le ultime elezioni e Renzi ha governato grazie a quei voti.

    3. Sono d’accordo con te ke la colpa della sconfitta del governo RENZI nn è dovuta a lui ma a COLORO KÉ nn L’HANNO appoggiato nel Referendum, pur essendo formazione di PARTITO. E allora ai D’Alema e ai Bersani dico,da fedele elettrice, ke sono PAZZI se credono di far vivere un partito senza LUI come LEADER. RENZI è l’UNICO ke può mandare AVANTI IL NS PARTITO..Nn vedo NESSUNO con la sua LEADERSHIP…Avrà sbagliato in alcune cose ma ha risollevato l’Italia, ha fatto si’ ke l’Europa riprendesse fiducia e RISPETTO verso il ns Paese, nn dimentichiamo a ke livelli di DERISIONE eravamo arrivati ad avere! Insomma io SONO PIÙ KE CONVINTA…SENZA RENZI IL PD MUORE, NN IL CONTRARIO. A questo punto mi sorge anke il dubbio ke ki ha creato QUESTO FALLIMENTO DI GOVERNO RENZI inducendo gli elettori a votare NO, lo ABBIA FATTO ESCLUSIVAMENTE X SALVARE “LA POLTRONA” AL SENATO ED È VERAMENTE UN GESTO DA FARE RIBREZZO. Io da FEDELE ELETTRICE dico,e penso di interpretare il pensiero di molti FEDEL COME ME, KE SE RENZI VÀ VIA O IL PD SI DIVIDE NESSUNO E DICO NESSUNO AVRÀ PIÙ IL MIO VOTO..COSÌ GRILLINI,SALVINISTI E BERLUSCONIANI AVRANNO LA MEGLIO…COSA PENSANO DI PRENDERE I VOTI QUEI GIURASSICI DI D’ALEMA E BERSANI..SE LO LEVINO DALLA TESTA LORO NN HANNO LEADERSHIP…NN HANNO ORATORIA…NN SONO CONVINCENTI!!!

  3. Condivido pienamente l’analisi di Francesco Luna . Finalmente viene messa in evidenza la causa reale che impedisce alla minoranza del PD di restare ancora in un partito che ha cambiato visione e prospettiva. Per queste ragioni già molti iscritti ed elettori hanno abbandonato , spesso senza trovare altri riferimenti politici. Hanno prima chiesto con insistenza una maggiore determinazione nei loro rappresentanti ad opporsi alla deriva renziana, ma delusi dall’attendismo dei loro rappresentanti hanno abbandonato. Oggi dopo tre anni di umiliazioni e impossibilità di dare un contributo al partito, la minoranza fa presente che o si cambia o deve prendere atto che il PD non c’è più.

  4. La linea politica liberal democratica di Renzi é inconciliabile con quella della sinistra pd. Il punto é che la sinistra pd non é in grado di produrre proposte politiche adatte ad un mondo dominato dalla globalizzazione e dalla economia di mercato. Per questo pur evocandolo, temono il Congresso. Sa Renzi riconsegna le redini a Bersani andremo avanti a traccheggiare ancor più che nel passato. Non vedo soluzioni, o si convive o che formino un’altra formazione, si uniscano a quell’area che non ha mai voluto assumersi l’onere di governare.

    1. Verissimo condivido Renzi è un ottimo leader bonus e mance ? Ma credo che abbia fatto molto di più’ dal lato del lavoro (nessuno ha fatto mai nulla!!! Prima) dal lato delle Imprese e dal lato economico finanziario Ha operato positivamente nell’UE Ha ridato visibilita’ a questo Paese ricco di cultura ( passata!!!! Ora c’è tanta ignoranza ed egoismo e tifo di basso livello) Le critiche Si possono fare ma la minoranza non ha una visione coerente con la situazione globale risento discorso da vecchi comunisti e questo è deleterio Loro seguono i dettami dei grillini !!!!!!! E questo è culturalmente demoralizzante!!!!!!!

      1. No, un partito di Centro, che – guidato da Renzi – ha marciato sempre più verso destra.

    2. E’ proprio così. Che la minoranza dem torni nel suo cantuccio caldo dell’opposizione, a non contare nulla e a DISCUTERE di riforme fino al giorno del giudizio.

  5. Ma lei pensa veramente che se Renzi lascia il PD tutto si sistemi?
    Non ha idea che ci sono milioni di persone che non voterebbero più il PD proprio perché sarebbe la riedizione del PCI DS?
    Un partito destinato eternamente a essere minoranza.

  6. A France’, la tua arrampicata sugli specchi non convince. Renzi fa il Segretario se lo decide il suo popolo attraverso processi limpidi e democratici quali primarie e congresso. Cerchiamo piuttosto di convincere gli altri attori della scena politica a fare altrettanto. Il Paese e la sua democrazia ne guadagnerebbero . Molto

  7. Ma non è chiaro che se Renzi non si candida alla Segreteria, più del 60% degli elettori PD abbandonerà il Partito? Un Partito Democratico con meno del 10% di elettorato, sarà il trionfo delle destre……….ma lo scopo sarà quello di far fuori Renzi e non governare l’Italia.

  8. Ma se la grande maggioranza del partito vuole Renzi segretario, perché si deve dimettere? Se il problema e’ l’anno condivisione della linea politica o si resta dentro in minoranza o si lascia… Personalmente vedo un futuro PD con Renzi tra il 30 ed il 35%, se va alle elezioni entro Giugno, oppure un futuro PD con Renzi sotto al 30 se le eleIoni sono da Settembre in poi. Bersani, Speranza, Rossi… Non capirei la scissione , rimarrei dentro il partito per contribuire dicendo la mia, anche se è la porta più stretta.

    1. La maggioranza della direzione del partito (forse oramai) é con Renzi. La maggioranza dei giganti del partito non sono con Renzi.

        1. Non so da dove tragga questa convinzione, cara Camilla. Ma se è come dice lei, mi pare non ci sia alcuna difficoltà a fare al più presto congresso e primarie, no?

  9. Renzi rappresenta, essenzialmente, sè stesso. Non ho mai condiviso l’idea che il Segretario dovesse diventare Capo del Governo. In questa veste, poichè la visione politica era limitata dalla visione contingente della carriera personale, ha fatto l’errore che – sempre – i carismatici commettono: l’eccessiva autoreferenzialità. Ha fallito e, in politica, non ci sono esami di riparazione. Culturalmente, poi, non mi pare possa fornire alcun aiuto ad un progetto politico senza di lui.

  10. Renzi si è dimesso il partito sceglierà
    Purtroppo in questo momento l’alternativa è
    Speranza ?
    Bersani ?
    Rossi chi?
    O Emiliano ?
    L’importante è che si accetti la scelta che verrà fatta

  11. Vile, tu uccidi un uomo morto! Disse Francesco Ferrucci a Maramaldo che stava per ammazzarlo. Marika, la tua analisi è perfetta e nel contempo spietata…ma lascialo morire in pace(si fa per dire) l’arrogante “bischero”

    1. Luigi Addesa temo che le sue aspettative dovranno fare i conti con la realtá e gli insulti non aiutano

      1. Sig. Franco, ho semplicemente commentato l’ottimo articolo di Marika Borrelli che ha fatto una analisi politica perfetta…e mai mi sognerei di insultare né l’ex Premier né chicchessia. Buona serata Sig. Franco!

  12. Non condivido una sola sillaba o un solo concetto di questo articolo turpe. Che ha il solo pregio della chiarezza sui reali intendimenti degli scissionisti. Chi riconosce in Renzi il proprio leader e chi condivide la sua piattaforma programmatica (che il 4 dicembre ha comunque riscosso l’adesione di alcuni milioni di persone) è una sorta di ubriaco o di minorato mentale. Siccome non mi riconosco in questa diagnosi, non posso che augurare le migliori fortune a questi leader che hanno ascoltato il grido di dolore del popolo e si apprestano ad ottenerne il consenso. Ma non consento a un Francesco Luna qualsiasi di insultare me, il mio leader, la mia comunità politica.

    1. In che senso non consente? Non ho bisogno della sua autorizzazione per scrivere quello che penso.

      1. Certo che no, ci mancherebbe. La mia censura è esclusivamente morale, ed anche avendone i poteri non immagino neanche di impedirle di esprimersi. Tengo solo a dirle quanto spregevoli e offensivi io ritenga i suoi argomenti. Che peraltro mi pare costituiscano l’humus fondativo delle posizioni dei presunti leader che lei addita ad esempio.

        1. Spregevole e disonesto è attribuirmi strumentalmente, come fa lei, parole che non ho mai detto né pensato. Non le ho dato io dell’ubriaco o del minorato mentale, sono espressioni sue. Ho cercato con il massimo rispetto di misurare la distanza fra chi si riconosce nelle idee della cosiddetta minoranza e chi crede ancora nella leadership di Renzi. Mi pare evidente che tale distanza sia incolmabile. Pertanto, se Renzi resta segretario, gli altri non potrebbero che andare altrove.

          1. Mi pare che lei, “con il massimo rispetto”, abbia parlato di una “mutazione genetica irreversibile” nella comunità politica del Partito Democratico. Darmi dell’alieno mutante ha ai suoi occhi valore meno offensivo che darmi dell’ubriaco? Prendo atto di questa sua assai soggettiva valutazione. La mia è che Matteo Renzi, benché seriamente sconfitto (insieme al Partito Democratico e al Parlamento uscente) al referendum costituzionale, sia ancora l’unico credibile portatore di una cultura autenticamente riformista in questo Paese, nonché l’unico credibile interprete di quella “vocazione maggioritaria” su cui il Pd è nato. È abbastanza logico e a suo modo coerente che chi ha lavorato per la vittoria della conservazione e per la restaurazione proporzionalista si affidi al settarismo frazionista che ha ripetutamente funestato la storia della sinistra italiana. L’importante è non condire questa smania con ultimatum ridicoli e penose giravolte (chi si era ripromesso di votare i provvedimenti del Governo Gentiloni “caso per caso” ora chiede il “giuramento di fedeltà”; chi voleva il congresso minacciando in caso contrario carte bollate, oggi chiede che si faccia il più tardi possibile). Con buona pace delle sue analisi del Dna, siamo e resteremo una delle più grandi forze politiche europee, saldamente incardinate nell’alveo delle socialdemocrazie continentali, con le contraddizioni e i limiti che le socialdemocrazie continentali palesano. Considero piuttosto umoristica l’idea che, per non rincorrere i populismi, ci si debba affidare a Michele Emiliano, ma non mi spingo a dire che questo è parte di una mutazione genetica irreversibile dei suoi processi cerebrali. Condivido il fatto che ci si debba separare “senza rancore” (anche perché è nel destino che ci si debba reincontrare, comunque vada). Articoli scritti senza riempire il calamaio di bile, come mi pare, con il massimo rispetto, abbia fatto lei, forse gioverebbero.

          2. Parlavo, come ha capito benissimo, di mutazione genetica di una comunità, quella che una volta si riconosceva in Bersani e oggi si riconosce in Renzi. Se, dopo quello che Renzi ha fatto, la maggioranza dei sostenitori del Pd crede ancora in Renzi, è chiaro che non ha nulla a che fare con la comunità che c’era prima. Infatti in molti se ne sono andati, ed è giusto che Bersani e gli altri li raggiungano. Lei, ovviamente, resterà con Renzi, va benissimo e tanti auguri.

          3. Grazie degli auguri, che di tutto cuore ricambio. Però, abbia pazienza, la storia della mutazione genetica continua a sembrarmi assai scombiccherata: le leadership mutano, e certo quella di Veltroni non assomigliava molto a quella di Franceschini, e nessuna delle due a quella di Bersani. Il tessuto comune resta. Come lei ricorda bene, Renzi è uscito sconfitto dalle primarie 2012 ed un anno dopo è stato chiamato alla leadership con un consenso amplissimo. È stata mutazione genetica anche allora? Non credo. Sa perché insisto a dirglielo (e mi scuso per la petulanza)? Perché mi pare che nella sua logica faccia capolino un antico equivoco che viene dalla storia del Pci: una rivendicazione di “purezza”, l’idea pajettiana che nel minestrone ci sia bisogno anche delle “teste di cavolo”, ma che il sale sia sempre e comunque quello di una mitologica sinistra. Io penso che sia ora di ragionare più laicamente. E mi pare che, per le intelligenze e le capacità che questa scissione (personalmente la ritengo inevitabile, ancorché sciagurata) coinvolge, sarebbe il caso di interrogarsi non tanto sulla casa che stanno per lasciare, ma su quella che intendono costruire. Perché se si tratta di costruire un set di idee e di progetti su cui allearsi nella chiarezza con un Pd a trazione renziana (che mi sembra sia la logica di Pisapia) è un conto. Se si tratta di coltivare un vendoliano rancore che ha come slogan “pentitevi!” è tutt’altra storia.

          4. Gliela rispiego. Una parte dell’elettorato di centro sinistra non sopporta Renzi e lo ritiene incompatibile con le proprie idee. In buona parte costoro hanno già lasciato il Pd. Quelli che sono rimasti e quelli che, pochi, si sono aggiunti, apparentemente sono in maggioranza renziani,. Se questo è vero, vuoi dire che nella comunità che sostiene il Pd si è prodotta una mutazione genetica, nel senso che i suoi membri sono mutati. Dunque, non ha alcun senso, per chi nel Pd rappresenta quelli che se ne sono andati, restare.

  13. “E poi, per dirla chiaramente tutta, se davvero gli iscritti e i militanti rimasti nel Pd, sempre meno, ritengono dopo tutto quello che è successo che debba essere ancora Renzi il loro leader, vuol dire che il renzismo ha prodotto una mutazione genetica irreversibile nella comunità democratica.”

    Eccolo qui, espresso e cristallizzato, il monumento alla boria chiccosa tipica di certa sinistra, il cui sottinteso è: “voi non capite un cazzo”.
    Vi parlate addosso e non ve ne rendete conto

    1. Se c’è della boria è nel suo commento. Mai mi esprimerei in quel modo nei confronti di chi non la pensa come me. Quello che ho cercato di spiegare, invano nel suo caso, è che la distanza fra chi vuole ancora Renzi leader, nonostante le molteplici sconftte e i tanti errori, e chi non lo tollera più è talmente ampia da rendere impossibile la presenza di entrambi nello stesso partito. Ho anche cercato di spiegare che questo solco, purtroppo, lo ha scavato Renzi con i suoi comportamenti. Quindi, meglio separarsi. Senza rancore, si direbbe in altre circostanze.

  14. Il rancore è tutto quello che vedo in questa storia purtroppo. In ogni caso, spero sarà come dice lei e che ci si possa ritrovare in futuro su quei punti comuni che ancora ci accomunano. Soprattutto mi auguro che si possa essere meglio di quei “leader” per i quali scioccamente ci si scanna. Buona fortuna a tutti noi perché credo ne avremo molto bisogno.
    Saluti,
    Sergio

    1. Nessun rancore, sono constatazioni. Renzi ha basato la sua politica sull’esclusione della minoranza da tutto. E ora che ha perso pretende di restare leader e che la minoranza resti. Mi sembra francamente troppo.

  15. Pretende di restare leader se (e solo se) la maggioranza del popolo del Pd è con lui. Mi pare che sia la minoranza (“esclusa” da che?) a “pretendere” che non sia più il leader anche se la maggioranza degli elettori è con lui.

    1. La minoranza è stata esclusa da qualsiasi cosa, per una scelta strategica ben precisa. Comunque, se Renzi ha la maggioranza al congresso, tanti auguri, si faccia rieleggere, ma non credo possa pretendere che gli altri restino sotto di lui.

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